Tema svolto sugli immigrati - di Lara Facco

Traccia
Uno dei problemi che la presenza di numerose comunità di immigrati da paesi extraeuropei comporta è il confronto con usanze e abitudini che spesso sono in contrasto con la nostra cultura se non con la nostra legislazione. Fino a che punto è doveroso il rispetto di culture diverse dalla nostra e quando invece determinati comportamenti risultano inaccettabili con i principi fondamentali su cui si basa la nostra convivenza civile?


Svolgimento
“Un accento straniero è l'accento del coraggio. Il coraggio di aver ricominciato tutto.”
Sono nata e cresciuta in una famiglia per metà straniera, mia madre lo è.
Certo, forse non proviene da un paese extraeuropeo e quindi non ha usanze e abitudini tanto diverse dalle nostre, ma mi ha sempre insegnato una cosa: non giudicare una persona per il colore della sua pelle, per il suo accento, per il suo modo di vestire, se è nato in un paese molto lontano o se ha dei problemi di qualsiasi tipo.
Se c’è una cosa che mi ha sempre dato fastidio, sono i pregiudizi, chi sei tu per giudicare una persona se non la conosci e non ci hai mai parlato? Se non conosci la sua storia?
Un’altra cosa importantissima che mi hanno sempre insegnato i miei genitori è il rispetto.
Il rispetto deve stare alla base di qualsiasi rapporto, più o meno importante. Un bambino deve portare rispetto ad un adulto, ma anche l’adulto deve essere rispettoso nei confronti del bambino. Come l’italiano deve essere rispettoso dello straniero, lo straniero lo deve essere dell’italiano.
Dobbiamo considerare gli immigrati come nostri ospiti. Quando invitiamo qualcuno a cena vogliamo che questa persona si faccia una buona idea di noi, delle nostre usanze. Ma vogliamo anche che l’ospite sia cortese con noi. Anzi, li dobbiamo considerare come dei coinquilini, che alla fine è proprio quello che sono.
Questa povera gente affronta lunghi viaggi per arrivare fin qui, e noi non riusciamo ad accoglierli, non riusciamo ad integrarli nella comunità.
È vero queste persone provengono da realtà diverse, con usanze e abitudini totalmente diverse dalle nostre, ma… dov’è il problema? A volte penso che l’unico vero problema siamo noi, con le nostre menti chiuse e la paura del “diverso”.
“Se noi, nel loro paese, ci comportassimo come loro si comportano qui da noi ci farebbero fuori” quindi? Certa gente se ne esce con frasi simili per giustificare le brutte parole che usa per descrivere gli immigrati, in generale.
Se noi iniziassimo a comportarci in modo più educato e espansivo con queste persone, se mostrassimo interesse e voglia di condividere la nostra quotidianità, in perfetta armonia, con queste persone sarebbe già un passo avanti.
La legge italiana dice che in luoghi pubblici come gli ospedali, persone a volto coperto non posso entrare. Che sia un casco, un burqa o un niqab questa è la legge. Ed è l’unica che mi viene in mente sinceramente, e sono perfettamente d’accordo. “Ovvio che sei d’accordo… è una legge”, negli ospedali, o altri luoghi pubblici chiusi molto frequentati dalle persone, è normale dover prendere certe precauzioni e stabilire divieti precisi.
Soprattutto di questi tempi, è triste accendere la tv la sera e vedere che un uomo ha ammazzato il vicino, o la moglie, o che un barcone di stranieri è andato disperso e si presume siano morti, centinaia di persone, o le stragi che ci sono state in grandi città, com’è successo a Parigi mesi fa.
Ci sono troppi morti. Troppe persone che muoiono per mano di altre persone. Dovremmo girare per strada tranquilli, sorridenti e non con la paura che da un momento all’altro possa succedere qualsiasi cosa, perché poi uno iniziare a formulare le ipotesi più estreme e tragiche.
Un’altra cosa che mi intristisce moltissimo, sono le persone che provano “ribrezzo” a stare di fianco ad altre persone, soprattutto in metropolitana.
Spesso mi capita di vedere gruppi di signore, che parlano allegramente sedute al loro posto, tutte ben vestite, truccate e profumate, che storcono, arricciano, il naso quando sale un ragazzo dalla carnagione mulatta, mal vestito è vero, e forse anche con un pessimo odore, ma che gesto maleducato. Forse quelle signore hanno un guardaroba pieno zeppo di abiti, una bella casa e ogni sera si fanno un lungo bagno caldo, come forse quel ragazzo no, non ha tutti quei privilegi. O forse sì, sia chiaro, ci sono molte persone che pur avendo di tutto e di più vanno in giro conciati malissimo, sono scelte di vita quella.
Ecco, sono arrivata alla conclusione che l’unico problema siamo noi, le persone. Che ci comportiamo male con altre persone, con cui abbiamo paura di rapportarci, di conoscerci, di condividere. Dovremmo ricordarci che pure noi più di cinquant’anni fa siamo scappati, siamo andati in America, alla ricerca di un qualcosa, qualcuno che ci aiutasse. Evidentemente siamo stati aiutati, ora è il nostro turno. Ora siamo noi che dobbiamo aiutare queste persone. Col tempo spero si riesca a raggiungere un livello di integrazione ideale, senza più barriere che dividono le persone, barriere di qualsiasi tipo. Culturale, religioso, linguistico. Con questo non voglio dire che fra qualche decina di anni tutti parleremo una sola lingua, o che tutte le attuali usanze si saranno fuse in un’unica. No, assolutamente, penso sia essenziale che ognuno di noi mantenga la propria identità etnica, le proprie credenze, le proprie abitudini, solo che la convivenza tra persone provenienti da realtà diverse sia più semplice.
Una citazione che mi fa ridere, ma con cui sono d’accordo è: Vivere nel mondo di oggi ed essere contro l'uguaglianza per motivi di razza o colore è come vivere in Alaska ed essere contro la neve. (William Faulkner)
A volte facciamo considerazione veramente stupide e superficiali, se pensassimo un po’ di più prima di parlare, e ascoltassimo anche ciò che l’altra persona ha da dire, sicuramente faremmo più bella figura e forse “partoriremmo” discorsi e considerazione più, come dire, consistenti, significative.

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