Storie sulla pelle di Nicolai Lilin - di Emiliano Ferrari

"Storie sulla pelle" scritto da Nicolai Lilin ci accompagna attraverso la voce narrante del giovane Kolima, nell'universo ormai scomparso e dimenticato degli anziani siberiani. Kolima cresce seguendo le tradizioni del suo clan, insegnate dal nonno paterno Boris essendo diretto discendente di una casta criminale gli Urka nata ai tempi degli zaristi. L'autore ambienta il libro sul suolo russo in Trasnistria ex regione della Moldavia dove lui è nato. 
Kolima trascorrendo molto tempo con gli anziani impara i valori dei "criminali onesti" presunti fuorilegge la cui azione è basata sul rispetto di un etica secondo un codice morale, con cui opporsi all'oppressione di quello che era giudicato potere corrotto. Lilin racconta come i tatuaggi fossero un labirinto di simboli, attraverso i quali si comunicavano informazioni segrete, che dovevano rimanere all'interno della comunità criminale. Ci narra le avventure di questo ragazzo che tenta di avvicinarsi alla tradizione del tatuaggio, e che deve fare i conti con le sue regole rigide e misteriose.
I criminali onesti si facevano tatuare dal Kol'sik un uomo considerato più saggio degli altri, una specie di sacerdote a cui si confessava la propria vita perché lui la potesse tradurre in simboli e così i corpi raccontano storie che ti porti addosso per sempre. I criminali siberiani le loro vite se le portano addosso, i tatuaggi raccontano le storie ne creano altre, generano incontri, stabiliscono legami, decidono a volte della vita e della morte.
Kolima chiamato "piede scalzo" per le sue furbizie vive in una cittadina sul fiume chiamata Fiume Basso, è un luogo dove vigono regole e leggi non scritte, ma rispettate da chiunque facesse parte di quella società ;ormai diventato un ghetto per famiglie di stampo criminale, esiliati in quella zona nel periodo Staliniano.
Alla base di tutto c'è il rispetto per gli anziani detti "nonni" che pian piano si scontrano con il nuovo che avanza come ad esempio l'introduzione della droga nella comunità, i cosiddetti criminali onesti rifiutano il dilagarsi delle droghe , chi osa disubbidire viene brutalmente punito anche con la morte. Kolima cresce con il mito dei tatuaggi, cerca di emulare il vecchio Kol'sik che lo scaccia, e cerca di fargli capire che il tatuaggio in quel contesto non ha spiegazioni nette ma è semplicemente il destino di ognuno di loro. Varie le vicissitudini che vivrà spesso cruente e violente ma, che saprà affrontare con l'aiuto degli anziani. Testimone di un mondo lontano da noi nel tempo e nello spazio ci fa riflettere, sulle conseguenze dell'impero sovietico in collasso, sulla natura dell'uomo e sulla società civile. nel libro troviamo vari episodi raccontati con uno stile piacevole e crudo con personaggi ben caratterizzati, comici o disperati, violenti, romantici e rocamboleschi; il colossale Mel il nonno Boris e tanti altri anziani Stiopka con il suo amore impossibile, Pelman che pagherà per un tatuaggio nel posto sbagliato, il vecchio hippy batterista e tanti altri personaggi. Per il protagonista tatuare è un'arte da imparare mentre per gli anziani è un modo per comunicare la propria esistenza e appartenenza. 
Il mio giudizio è positivo, l'autore riesce sempre a narrare molto bene episodi lontani e poco noti nel nostro paese.

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